Bielorussia a 8 mesi delle elezioni: la libertà accademica nel mirino del regime.

Registrazione dell’evento è disponibile online

Sono passati ormai 8 mesi da quando, nella notte tra il 9 e il 10 di agosto 2020 in Bielorussia sono scoppiate le proteste pacifiche per contestare il risultato delle elezioni-farsa, che attribuivano la vittoria al presidente uscente Alexander Lukashenko, che governa il paese dal 1994 ed è considerato “l’ultimo dittatore d’Europa”. Le autorità hanno risposto alle manifestazioni con una violenza spropositata a cui le persone non erano pronte. Le forze dell’ordine hanno usato le granate stordenti, i proiettili di gomma e i manganelli contro le persone disarmate. Secondo il Ministro dell’Interno, almeno 6700 persone sono state arrestate in seguito alle proteste tenutesi dal 9 al 12 agosto.
Nel contesto degli arresti di massa dei manifestanti pacifici, sono arrivati centinaia di denunce di sistematici e brutali pestaggi da parte delle forze dell’ordine e di atti che potrebbero rientrare nella tortura, stupri e altri trattamenti inumani. Da allora le persone in tutto il paese hanno continuato a scendere regolarmente in strada in modo pacifico per difendere i loro diritti umani sistematicamente violati. Ad oggi si contano ormai più di 35.000 arresti: tra le persone arrestate ci sono madri e padri di famiglia, medici, professori, atleti, conduttori televisivi, musicisti, operai e chiunque fosse in disaccordo con il regime.
Ad oggi 354 persone sono stati dichiarati prigionieri politici e questo numero cresce di giorno in giorno. Costante e sistematica è anche la repressione contro i giornalisti. Si parla di più di 500 arresti con le condanne in media a due settimane di carcere. Alcuni dei giornalisti sono stati condannati a scontare in carcere qualche anno semplicemente per aver svolto il proprio lavoro di informazione.
Alle violenze a cui sono sottoposti quotidianamente i cittadini bielorussi dall’agosto scorso, si è aggiunta anche la repressione governativa sui giovani, sugli studenti in particolare, con l’evidente intento di stroncare sul nascere una resistenza giovanile a supporto dei cittadini. Il primo semestre dell’anno accademico 2020/21 è stato inaugurato dalle repressioni contro gli studenti, e tale fatto è senza precedenti nella storia moderna della Bielorussia. Vi sono stati oltre 400 arresti degli studenti, con 101 condanne mediamente a 12 giorni di carcere sulla base degli articoli amministrativi. Sono stati documentati 265 casi di pressioni da parte delle Amministrazioni Universitarie stesse sugli studenti. Il risultato è stata l’espulsione di 131 studenti tacciati di avere assunto una posizione di non passività e silenzio di fronte alle violenze delle autorità sui propri cittadini. Ancora più orribile è che nei confronti di alcuni studenti sono anche stati aperti fascicoli di casi penali, con condanne indicibilmente crudeli: si parla di anni di carcere in condizioni drammatiche per giovani che hanno avuto la sola colpa di sfilare durante manifestazioni, arrestati in maniera brutale e privati di contatti regolari con avvocati e famiglie.
In questo evento vi vogliamo parlare proprio di loro e della violazione delle libertà accademiche da parte della dittatura. Tratteremo questo tema con alcuni ospiti importanti come:
Paolo De Stefani – Docente di Tutela internazionale dei diritti umani, Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca”, Università di Padova.
Angela Di Gregorio – professoressa di diritto pubblico comparato al Dipartimento di Studi Internazionali, Giuridici e Storico-Politici dell’Università statale di Milano, una delle università fondatori della SAR (Scholars At Risk)
Ekaterina Ziuziuk – presidente e portavoce dell’Associazione Bielorussi in Italia “Supolka”.
E con dei testimoni bielorussi che hanno subito le repressioni sulla propria pelle.

Return to Home